Montemurlo 22 luglio 2008
La mia 1° mille
È passato circa un mese da questa mia avventura, durante la quale ho avuto il modo di ripercorrere più volte con la mente quei momenti e sinceramente mi è difficile racchiudere tutto quanto in poche righe per trasmettervi le sensazioni e le emozioni che hanno segnato in modo indelebile la mia persona.
Tutto è iniziato a Gennaio, mese in cui ho deciso come impostare la nuova stagione ciclistica, ormai stanco delle solite e stressanti granfondo e del sempre uguale Circuito di Coppa Toscana MTB, decido di voltare pagina, di cimentarmi nelle nuove e tanto rinomate Randonnée.
Inizio la preparazione: mesi di lavoro, di fatiche e sacrifici, peraltro: non aiutato dal clima bizzarro di quest’ultimo periodo. Verso Marzo partecipo a qualche brevetto Audax di 300 km cercando di fare uscite lunghe, anche di notte e di più giorni, in modo da acquisire esperienza, testare i materiali e, cosa da non sottovalutare, trovare un’alimentazione adeguata per coprire simili distanze.
Il caso vuole che spesso vada in ferie in Sicilia, terra d’origine di mia moglie, che è nata a Montagna Reale (Messina). Cittadina situata a pochi chilometri di distanza da Patti, dove quest’anno è stata organizzata, dall’associazione Ciclotyndaris, una Randonnée internazionale, denominata Sicilia No stop, associata ai brevetti mondiali; Audax Club Parisien.
La manifestazione, il cui svolgimento è previsto ogni due anni, parte da Patti: è alla sua quinta edizione, quest’anno si percorre tutta la costa in senso antiorario toccando i posti più caratteristici dell’isola, fra cui Cefalù, Palermo, San Vito lo Capo, Trapani, Marsala, Agrigento, Portopalo di Capo Passero, Siracusa, Catania, Taormina, Messina quindi facendo ritorno a Patti dopo 1014 km, il tutto da terminare in un tempo massimo di 75 ore.
Decido di iscrivermi!
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Lunedì 16 giugno 2008, giorno che da tempo ho evidenziato sul calendario, sembrava non arrivare mai… Sono quasi le 21:00 mancano pochi minuti alla partenza, in Piazza Marconi a Patti circa 27 gradi di temperatura, i lampioni sono già accesi, intorno a me tutto freme, una folla rumorosa racchiude all’interno di sé 70 irriducibili e agitati ciclisti, arrivati da tutta Italia e da altri paesi d’Europa, che continuando a chiacchierare ed a scambiarsi consigli, non danno quasi l’impressione di sentire la pressione dell’evento: saranno per me i futuri amici e compagni di viaggio dei prossimi giorni.

La macchina da guerra |
Tutto è pronto, la bici è a posto, ho appena acceso i fari e sto agganciando un pedale, nella sacca posteriore gli indispensabili ricambi e viveri sufficienti per arrivare al mattino: credo di aver preparato tutto al meglio, di non aver lasciato nulla al caso, tra poco ne avrò la conferma.
Saluto Angela, mia moglie… non ci vedremo per i prossimi tre giorni, non sembra preoccupata… Forse ripone tanta fiducia in me, o lo fa per non infastidirmi trasmettendomi le proprie emozioni.
Stranamente, anche se sento che l’adrenalina sale a mille, sono tranquillo, percepisco una sensazione di benessere generale, quasi come una liberazione, uno scarico dopo tanta tensione accumulata da ore di allenamento e da migliaia di chilometri percorsi in tutte le condizioni.
Tutto sembra perfetto, è sparita anche quell’ansia che mi aveva invaso negli ultimi giorni.
Mentre ci scambiamo il cinque, Totò Giordano, organizzatore e responsabile della manifestazione, imbracciando un megafono ci aggiorna sulle condizioni meteo (sembra si stia alzando vento di scirocco) poi ci raccomanda prudenza, rispetto del codice stradale e come ultima nota un'imbocca al lupo a tutti.
Le autorità della sicurezza stradale accendono i lampeggianti dei propri mezzi, ci scorteranno fuori città.
Alle 21:00 in punto è dato il via e, accompagnati da un applauso generale, ci dirigiamo verso Termini Imerese distante 145 km, lì al Notorius cafè ci aspetta il 1° dei dieci check point in programma.

uno dei controlli |
I primi chilometri passano veloci, la strada fiancheggia la costa alternando leggeri saliscendi e tornanti a picco sul mare, il cielo è pulito, c’è luna piena, tanto che i due fari Cateye che ho montato risultano più che sufficienti anche a velocità sostenute.
Senza volere mi ritrovo nel primo gruppo, siamo una trentina e procediamo a circa 40 kmh.
Dopo 70-80 km la media è di 39 kmh !!!??? Non mi sento tranquillo, le gambe mi trasmettono strane sensazioni, ci sono da percorrere 1000 km e questo non è certo il ritmo che mi ero imposto di sostenere.
Dietro di me nessuno, decido di rallentare e staccarmi, questo gruppo non fa per me, per il momento continuerò da solo.
Sono le 2:10 del mattino, effettuato il controllo a Termini Imerese riprendo il percorso, altri 150 km mi separano da San Vito lo Capo, prossimo chek point; il vento di scirocco si sta facendo invadente, m’investe alla mia sinistra con un angolo di 90° lo percepisco maggiormente nei punti più scoperti, fortuna che in questo punto gran parte della costa è riparata da alte montagne che scendono direttamente sul mare.
La temperatura sta salendo, sono quasi le 3:00 del mattino e qui a Palermo ci sono 31 gradi, con questo vento caldo che mi prosciuga consumo molta acqua e diventa difficile procurarsela, a questa ora è tutto chiuso, mi devo affidare solo al caso sperando di intravedere qualche fontana.
Finalmente riprendo alcuni compagni, anche loro si sono staccati dal gruppo principale, siamo una decina, mi tranquillizzo sapendo che alcuni di loro sono navigati Randonnéurs, reduci dalla mitica Parigi Brest Parigi, altri hanno già alle spalle due edizioni della Sicilia No Stop, come dire, sono in una botte di ferro!!!
Procediamo con passo regolare e all’alba dopo alcuni errori di percorso, che ci costeranno circa un’ora di ritardo, e una salita di 600 metri di dislivello non in programma, ci apprestiamo ad affrontare l’ascesa fino al bivio per Custonaci, importante punto del percorso, dove secondo le indicazioni del road book dovremmo lasciare la Statale 113 per la Provinciale 16.

Km 250 Castellammare del Golfo |

Alcuni dei compagni |
Quest’ultima svoltando verso nord s’inerpica sul Capo per poi discendere all’interno di una gola fino a San Vito lo Capo, una lingua di terra che si estende nel mare, dove al suo termine si apre una baia di rara bellezza.
Il vento adesso c’investe alle spalle, la sua intensità è aumentata, arrivano raffiche talmente forti da mettere in crisi la stabilità della bicicletta.
Ci sono ancora 18 km da percorrere… La maggior parte di essi in discesa, il fondo stradale non è male e con un minimo di rischio in alcuni punti ci permette di scendere a 70 kmh.

Km 290 San Vito lo Capo |
Sono le 9:50 del Martedì, alle spalle oltre 290 km, dopo il controllo e una breve sosta per rifocillarci un po’, riprendiamo il cammino consapevoli di quello che ci sta aspettando: questa è l’unica parte del percorso che è ripetuta a ritroso fino al famoso bivio.
Attacchiamo la salita con il vento contro, occorre procedere con cautela perchè in strada troviamo di tutto: sedie di plastica, scatole di cartone, molti i cassonetti riversi sull’asfalto, mai visto nulla di simile. Procediamo a passo d’uomo circa 6-7 kmh… A volte è difficile mantenere anche l’equilibrio… Il computerino segna 41 gradi ed in alcuni tornanti la pendenza supera il 7%, ogni tanto incrociamo qualche compagno che scende verso San Vito, ci seguiamo per un attimo con lo sguardo, e brevi cenni di saluto.
In un secondo tempo saremo informati che il bollettino meteo dichiarava vento di 25 nodi con punte massime di 28 !!! Uscire da questa gola indenni diventa un’impresa impossibile… è una disfatta, una Waterloo.
La nostra prossima tappa è Marsala, non è distante, solo 70 km ma se percorsi così faranno selezione, per molti segnerà l’arresa e inciderà in modo pesante sulle forze di chi tenterà di proseguire.
Dopo pochi chilometri del gruppo partito siamo rimasti solo in tre e piuttosto provati.
I miei due compagni sono demoralizzati; hanno speso tutto, energie, motivazioni e, nonostante i miei ripetuti incoraggiamenti, una volta arrivati a Marsala decidono di abbandonare.
Uno di loro, che nei giorni scorsi ha percorso tutto il giro in macchina, mi informa che da questo punto in poi, allontanandoci dalla costa, non c’è un metro di pianura… Tutte salite e discese che si ripetono una dopo l’altra senza sosta, il fondo stradale non è il massimo ed i pochi paesi che s’incontrano sono distanti tra loro, quindi difficoltà nel reperire alimenti ed acqua.
Anche la distanza che separa Marsala da Agrigento non è da sottovalutare, oltre 140 km che sommati ai 360 appena percorsi non sono uno scherzo.
Sono le 15:30 non è semplice riflettere in fretta, se parto dovrò arrivare non oltre le 6:00 del mattino, limite per non incorrere nella squalifica di fuori tempo massimo.
Decido di telefonare a Totò Giordano per avere ulteriori informazioni meteo, mi spiega che la situazione non è delle migliori: al momento si sa per certo di 30 ritiri, ma incoraggiandomi afferma che le ultime previsioni annunciano diminuzione d’intensità del vento a 10-15 nodi da tarda serata!!! Poi mi invita, qualora decida di proseguire, di cambiare il percorso nei pressi di Campobello di Mazara, scegliendo la vecchia statale 113, poiché la sua conformazione mi permetterà di procedere a quote più basse, evitandomi un’esposizione maggiore al vento.
Rimasto solo, nella mente mille dubbi, faccio fatica a pensare che tutto finisca così, gli sforzi fatti di questi mesi resi vani in poche ore… Se devo abbandonare, lo farò mentre sono in sella, non importa dove, se su un’altura oppure nel bel mezzo di un incrocio, non getterò certo la spugna in questo momento.
Inforcata la bicicletta, decido di liberare e alleggerire più possibile il bagaglio posteriore, porterò con me solo lo stretto necessario, v’inserisco con fatica una bottiglia d’acqua da 2 litri, una seconda dietro di me fra la schiena e la maglietta, altre due da ½ nelle tasche e le solite due borracce ricolme fino all’orlo.
Mentre salgo in bici, ormai pronto a tutto, di fronte a me vedo aprirsi la porta dell’hotel… Sta uscendo un ciclista, strano… Anche lui solo… È giovane, circa 30-32 anni, un po’ assonnato, probabilmente faceva parte di un gruppo, forse ha avuto qualche problema o si è fermato per un pisolino, sembra intenzionato a partire: uno sguardo, poche parole e decidiamo di continuare insieme.
Sarà vero che la fortuna assiste gli audaci?
Procediamo a 18-20 kmh tirando 5 km ciascuno, ci fermiamo solo per fare qualche spuntino e rifornirci d’acqua (fortunatamente i distributori di carburante adesso vendono di tutto). Fra noi non c’è tanta voglia di comunicare, per il momento so solo che si chiama Giampietro che viene da Portogruaro e deve terminare a tutti i costi, poiché alle 20:00 di domani dovrà trovarsi all’aeroporto di Catania dove lo aspetta il volo di ritorno.
Sono passate circa 24 ore da quando sono partito e questo rumore del vento fisso negli orecchi diventa insopportabile, mi sento tutto appiccicoso di sudore, di terra, non posso asciugarmi la fronte senza graffiarmi, né sprecare molta acqua per rinfrescarmi, i comandi della bicicletta si sono induriti talmente tanto da indurmi a fare i cambi di marcia solo quando è indispensabile.
Tutto diventa difficile, non ho appetito, ma devo mangiare per forza, mi è difficile inghiottire il cibo, sono costretto a mandarlo giù con piccoli sorsi d’acqua e, quando lo faccio, sento un gran bruciore che mi attraversa tutto l’esofago… Strano! non ho sonno, ma in queste condizioni anche se arrivo ad Agrigento, come farò a continuare?
Alle 23:50, finalmente i nostri fari, ormai accesi da ore, illuminano il cartello d’Agrigento.
L’ormai amico Giampietro è stato decisivo in questi ultimi chilometri e con l’aiuto di qualche automobilista, che gentilmente si presta a darci giuste indicazioni, intravediamo l’insegna dell’hotel Tre Torri, dove è situato il ristoro e 4° punto di controllo: qui l’organizzazione ci ha fatto pervenire una sacca con gli indumenti di ricambio e lo stretto necessario per continuare il viaggio.
Adesso possiamo permetterci di riposare, dopo circa 27 ore di bici e 520 km ci aspetta una sana e santa doccia più una mega dormita.
La sveglia è puntata per le 4:00 del mattino.
Giampietro ed io scendendo per la prima colazione notiamo con grande stupore che nella saletta seduti a far colazione ci sono alcuni partecipanti del gruppo di cui avevamo fatto parte all’inizio.
“Siamo i primi tra i superstiti” afferma uno di loro.
“Passati indenni da quell’inferno dantesco” rispondo io.
Vedo che c’è discussione ed entusiasmo… L’argomento? Il vento di scirocco è cessato, ha ceduto il posto a una lieve e fresca brezza mattutina proveniente dal mare.
Il morale sale alle stelle e insieme verifichiamo e programmiamo il percorso dell’intera giornata.
Alle 5:00 in punto siamo tutti fuori, 14 pronti a partire: è un bel gruppo, tra noi cinque Siciliani, si riveleranno preziosi per districarsi con facilità nelle intrecciate vie d’alcune città.
Mi aspettano però altri 500 km con ancora sei controlli da fare ma stavolta… questo treno non lo lascio scappare, costi quello che costi.
Da qui in poi è tutta un’altra cosa, mi sembra di essere uscito da un brutto incubo.
Mentre pedalo, posso permettermi di fare turismo, finalmente ho la possibilità di apprezzare il fine, il vero scopo di queste randonnée.

Km 700 Tonnara di Capo Passero |
Con buon passo maciniamo chilometri su chilometri, attraversiamo paesi, città, alternando controlli e ristori a foto d’ogni genere, rimango affascinato dalle bellezze di questa terra e meravigliato dall’energia che le mie gambe sono ancora in grado di dare.
Sono le 13:30 stiamo ripartendo da Capo Passero (qui vi lascerò il cuore con la promessa di tornare) il punto più a sud della Sicilia, addirittura al di sotto del parallelo di Tunisi.
Fa caldissimo, i 700 km percorsi non mi hanno procurato particolari problemi fisici a parte lo stomaco, qualche leggero formicolio ai piedi e la perdita di sensibilità ai diti delle mani.

Km 760 Siracusa |
Solo il sopra sella è un po’ dolorante, nonostante la cura e le attenzioni che gli riservo spalmando vari strati di pomate e creme, inizia a dare cenni di cedimento. Il dolore si fa sentire specialmente quando riprendo il viaggio dopo brevi soste.
Alle 23:45 in punto arriviamo al Bar “Caffé dello Stretto”, il nome parla da solo, siamo giunti a Messina, ormai è fatta, qui timbriamo la carta da viaggio per la penultima volta e ci concediamo una sosta più lunga del solito: ci aspettano gli ultimi 90 km di cui molti di questi io conosco già.

Km 925 “Caffé dello Stretto” |
Dopo una doppia granita alla fragola, che si rivelerà un toccasana per il mio stomaco e la solita foto di rito decido di abbandonare il gruppo, peraltro già frammentato.
Adesso quest’ultima parte me la voglio gustare a modo mio: metro dopo metro, ho immaginato per giorni questo momento e non voglio sprecarlo con la solita fretta.
Alle 4:30 del 19 giugno, con circa 13 ore d’anticipo su la tabella di marcia che mi ero prefissato di sostenere, arriverò in Piazza Marconi a Patti, esattamente dalla parte opposta in cui 55,½ ore fa ero partito.
I lampioni sono sempre accesi, ma stavolta non c’è folla, né applausi, non ci sono striscioni con scritte, né linee di traguardo, solo i complimenti del mitico e onnipresente (per fortuna) Totò Giordano che con alcuni validissimi e inseparabili collaboratori ci sta aspettando.
Per adesso soltanto sette di noi hanno terminato, per altri 35 non ci sarà niente da fare, i complimenti vanno anche a loro per il coraggio avuto nel mettersi in gioco.
Questo è l’arrivo del randonnéur, senza podi, senza premi, senza glorie né classifiche, solo la personale soddisfazione e consapevolezza di avercela fatta.

Dopo |
“Una volta provato queste emozioni, anche tu ti accorgerai di non riuscire a trovare le parole per descriverle, perché tutto questo si può solo vivere, non si può raccontare, sarebbe come cercare di raccontare un sogno, un bellissimo sogno dal quale ci si sveglia a malincuore.
Ecco, la Sicilia No Stop per me è stata un sogno, anzi, di più, perché per quanto ci si possa sforzare, difficilmente si riesce a rifare lo stesso bellissimo sogno…
Per continuare a sognare devi solo ritornare…”
Ciao Sicilia, al prossimo 2010.
Silvano Bessi |