London  Edinburgh  London

 

                                                                                                              

“Nelle terre di Braveheart”

 

Circa una settimana fa al mercato di Prato ho incontrato per caso un amico, il quale nella società ciclistica di cui faccio parte svolge l’incarico di vice presidente.

Vedendomi mi saluta e d’impatto mi chiede come sia andata l’avventura in Inghilterra. Preso un po’ alla sprovvista rispondo:

 “… bene!!!”

Forse un po’ sorpreso dalla semplice risposta replica:

“Scrivi, scrivi qualcosa in modo che a settembre pubblichiamo il tutto sul nostro sito ”.

Francamente non mi aspettavo tutto questo, mi sembra solo ieri, quando al ritorno dalla Sicilia No Stop davanti ad un pc. iniziavo a scrivere il racconto della mia 1° Mille.

Questa volta descrivere ciò che è accaduto è diverso, poiché a mano a mano che questo evento si avvicinava qualcosa dentro di me cambiava, non più una sfida o la  ricerca di risultato straordinario, ma qualcosa d’importante, di profondo, al momento per me indefinibile.

Ostello di Lee Valley

 

La London Edinburgh London è una Randonnée  inserita nei superbrevetti mondiali Audax Club Parisien, si svolge in Inghilterra ed è gestita da Audax Regno Unito, una macchina organizzatrice eccellente formata da semplice volontariato. 

Il luogo della partenza è situato all’interno del Lee Valley Regional Park  località Cheshunt  in periferia a nord-est di Londra, un parco che si estende per circa 26 miglia lungo le rive del fiume Lee.

Una volta fuori della cittadina il percorso si snoda in direzione nord lungo verdissime valli, su strade secondarie, fino a raggiungere la città di Dalkeit un sobborgo meridionale d’Edimburgo in Scozia.

Qui compie il giro di boa e seguendo per gran parte la stessa strada, rientra verso Londra fino a raggiungere di nuovo  Lee Valley dopo un tragitto di 1400 km. e circa 10.000 metri di dislivello.

Insieme alle indicazioni del tracciato (rigorosamente non frecciato) non è fornito nessun tipo di aiuto. Con oltre 450 cambi di direzione occorre molta abilità nella navigazione e altrettanta nell’interpretare correttamente le note del road book che al primo sguardo, getta nel panico chiunque per il modo particolare a volte incomprensibile in cui vengono poste le note.

Il tutto naturalmente in lingua Inglese.

Ogni partecipante deve procedere in piena autonomia e perfettamente in regola con il codice stradale.

In questa edizione non sono più obbligatori i parafanghi, ma sono consigliati… e l’assistenza fornita dall’organizzazione è prevista solo nei punti di controllo, dove si può usufruire del servizio doccia, ristoro e pernottamento. 

Tempo a disposizione per chiudere il brevetto 116 ore e 40 minuti, con 18 check point da effettuare più uno segreto.

Lee Valley - Regional Park

La prima edizione della LEL risale al 1989 dove vi furono solo 14 partecipanti, da allora si ripete ogni 4 anni ed è divenuta un evento ciclistico di fama internazionale, tanto da rientrare nei sogni di  molti randonneurs.

In questa edizione, per sicurezza viene posto il limite a  500 iscrizioni; di conseguenza alla ARI (Audax Randonneur Italia)  ne sono assegnati 50.

La mia prima preoccupazione è quella di avere  risultati e requisiti validi per essere ammesso, poiché gli Italiani che intendono parteciparvi sono molti.

Ad ottobre spedisco l’iscrizione alla ARI ed incrociando le dita attendo risposta.

A Londra presso la direzione LEL le iscrizioni piovono numerose, provenienti da oltre 30 nazioni. Audax Regno Unito si vede costretta ad accettarne un numero superiore, tutto questo comporterà ben 35  posti in più per la Nazionale Italiana, ed io  rientrerò fra questi.

Il periodo  che coincide con la mia preparazione, non inizia nel migliore dei modi, una noiosa tendinite ad un ginocchio ed un incidente stradale  limitano per qualche mese le mie uscite.

Certo non è di buon auspicio, ma tutto questo non basterà a sconfiggere la mia determinazione.

Sono consapevole che partecipare  vuol dire affrontare difficoltà non indifferenti; la distanza da casa, il clima, la lingua e tanti altri imprevisti che sicuramente si presenteranno, i dubbi sono tanti, ma…. Se alla fine ottenessi un buon risultato???

Bé, significherebbe porre dentro di me una pietra miliare, un’esperienza indimenticabile da riporre nel mio cassetto dei ricordi.

In primavera, con l’occasione dei primi brevetti ARI ho la possibilità di conoscere altri partecipanti alla LEL, protagonisti ormai da anni nella Nazionale Randonneur Italia.

Una volta stabilito i contatti, con alcuni di loro formiamo un gruppo circa 5 – 6 persone, in modo da conoscerci meglio e programmare insieme la partecipazione.

Tra questi  Tony Lonero, ex olimpionico americano di baseball, adesso cittadino italiano ed allenatore della squadra giovanile del Nettuno.

Conosciuto a Corchiano ad un brevetto ARI di 200 km , ne sono rimasto colpito quando ho saputo come ormai da anni combatte con tenacia  e  naturalezza  la sua malattia, meglio conosciuta come SLA. 

La sua esperienza è di riferimento per tutti noi, il cardine del gruppo, veterano delle randonnée, con, alle spalle due Parigi Brest Parigi, una Sicilia No Stop, una 1001 Miglia e soprattutto è l’unico che ha partecipato alla LEL nell’edizione del 2005.

Con questa ha un conto in sospeso; costretto al ritiro per colpa del freddo e di un abbigliamento non adeguato alle condizioni meteo del momento.

Tony  Lonero

Senza volere tra noi nasce una bella  amicizia, che col  passare del tempo si rafforza sempre più.

Quasi tutte le settimane ci sentiamo per telefono, scambiandoci  pareri  ed opinioni sul daffare.

Tanto per presentarvi il personaggio, in una delle tante telefonate usando il suo tipico italiano americanizzato unito appena da un accento romano:

“ Ah Silvà!  pedaleremo insieme ed uniremo le nostre forze per  battere il mostro (si riferisce alla suamalattia) e quella micidiale  linea di confine che divide l’Inghilterra dalla Scozia  situata al vertice dello Yad Moss” (luogo complice della sua scorsa resa).

Oppure in una successiva  più recente che ricordo molto bene:

“Fa sapere al mostro che stiamo arrivando! Ci aspetta al confine con la Scozia stesso posto di 4 anni fa. Mi ha solo ferito, torniamo per ucciderlo.  Ride to finish!

Ecco con quale spirito il 24 luglio 2009 alle ore 10:30 partivo dall’aeroporto di Pisa per Londra.

Dentro di me una carica esplosiva senza precedenti, una energia nuova, senza limite,  mai conosciuta  prima, proprio quello che ci voleva  per una posta così alta.

Incredibile quanto materiale ho dovuto portarmi dietro, 28 kg. di bagaglio sportivo, 15 di bagaglio imbarcato con all’interno 8 mute di ricambio  (e sono risultate poche)  7-8 kg. di bagaglio a mano, dove ho riposto un cambio completo più scarpe e casco; materiale essenziale per la partenza… meglio essere prudenti, questi bagagli  non sai mai dove vanno a finire???

La bici ormai è collaudata, completa di Road Book, satellitare e borse con all’interno: tenuta antiacqua, giubbetto termico, attrezzi vari per un eventuale problema meccanico e alimenti sufficienti a coprire un tragitto di 200 km. in completa autonomia.

Per fortuna sono riuscito a trovare una coppia di ruote con cerchi Ambrosio da 36 raggi corredati di  mozzi  Record registrabili, in grado di sopportare carichi e sollecitazioni notevoli, ma nello stesso tempo molto confortevoli specialmente su un’ asfalto così  marcato come troveremo in Scozia.

In ordine di marcia il tutto si avvicina intorno ai 17 kg.!!! questo è il prezzo da pagare per non correre rischi.

Woodland Lodge

 

26 luglio 09 ore 08:00   (1° giorno Lee Valley)

Il pulmino affittato all’aeroporto dal nostro gruppo è già partito, alla guida Andrea, affiancato da Fermo Rigamonti  Presidente e responsabile della Nazionale Randonneur Italia.

Trasporterà le sacche con gli indumenti, più tutto il materiale di ricambio e di prima necessità.

Il mezzo non potrà seguirci poiché vietato dal regolamento, ma usando strade alternative ci aspetterà nei  punti  prestabiliti ove fornire eventuale assistenza.

Il via viene dato per gruppi ogni 10-15  minuti, alle 08:15 partiamo anche noi, mischiati a tanti colori, maglie e nazioni.

Finalmente mi tolgo di dosso questo pensiero, che come al solito negli ultimi giorni diventa sempre ansioso.

Nel frattempo però, n’entrano altri; 1400 km. da percorrere, sono tanti, mai fatti prima, non posso immaginare le mie condizioni tra un migliaio di km, penso che oltre a dosare le forze sarà importante rimanere concentrati e prestare molta attenzione alla navigazione, senza sottovalutare la difficoltà di procedere mantenendo il  senso di marcia a sinistra come si usa nei paesi britannici.

Lee Valley Partenza

Subito mi rendo conto della buona idea avuta  acquistando all’ultimo momento un GPS Garmin  che con la cartina Europea  pre - caricata e le 18 tracce salvate dell’intero percorso ci permette di filare via senza indugi anche nei punti più critici del tracciato.

Per guidare il gruppo nella giusta direzione devo mantenermi costantemente nelle prime posizioni, e spesso devo sacrificare le bellezze di questa terra all’attenzione della traccia sul GPS o delle note sul road book, tutto questo con il passare delle ore diventa  stressante e faticoso.

Il nostro gruppo è formato da 8 persone, di 5 regioni diverse; Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Toscana, ci conosciamo da poco, ma questo non ci impedisce di essere veloci e affiatati. 

Eseguiamo senza problemi i controlli di Gamlingay, Thurrbly, Washingobourgh, Wragbry e Thorne,  ad ogni Chek Point registriamo il passaggio sulla carta da viaggio e approfittiamo della sosta per riprendere fiato e rifocillarci un po’.

Così passa l’intera giornata e come da programma ci fermiamo dopo 415 km. al controllo di Coxwold,  dove ci attende il mezzo della nostra assistenza.

Accettiamo volentieri i complimenti di Fermo e Andrea; al momento la media tenuta è di oltre 25 km/h, poi, una doccia, indumenti asciutti e un pasto caldo tolgono di mezzo le fatiche del giorno.

Sono circa le 01:30 quando con il mio sacco a pelo sotto braccio cerco un posto in mezzo a tanta gente, poi mi stendo sul limite di un tappeto, punto la sveglia alle 05:00  del mattino e mi addormento.

 

27 luglio 2009  ore 06:00   (2° giorno  Coxwold)

 

Oggi se tutto va bene puntiamo ad arrivare ad Edimburgo, ci sono circa 300 km da percorrere, questa per noi sarà la giornata più dura.

In questa tappa è concentrata la maggior parte del dislivello della  LEL, dove il culmine arriva con la scalata dello Yad  Moss, un salita di  33 km. che porta al confine con la Scozia.

La quota altimetrica del passo è di 620 m. abituati ai nostri dislivelli non sembra un problema, ma Tony ci mette in guardia, invitandoci a non sottovalutare la situazione, a queste latitudini tutto è diverso complici anche previsioni meteo della giornata, per niente rassicuranti.

 

I primi chilometri

Il maltempo non tarda a farsi vedere, vento e acqua ci accompagnano per la valle e per tutta l’ascesa, il vento laterale ci sbatte la pioggia in faccia tagliandoci quel poco di pelle rimasta scoperta, finché, al 537° km. arriviamo al controllo di Alston, per ora un versante dello Yad Moss è stato superato, al ritorno preferisco non pensare.

Approfittiamo della sosta per cambiarci, ingurgitare un pasto più in fretta possibile (non ricordo cosa ma comunque niente di appetibile) mentre Fermo Rigamonti ci dà le ultime dritte.

Complessivamente per chiudere la giornata rimangono da percorrere178 km , sulla carta il percorso da seguire sembra semplice, pochi incroci e tutte strade di periferia, quindi  pochissimo traffico.


Ascesa dello Yad  Moos     

Dopo i 28 km. di discesa del versante Scozzese dello Yad Moss iniziamo a salire all’interno di una valle contornata da prati verdi, torrenti e qualche fattoria sparsa in qua ed in la, il tutto occupato soltanto da centinaia di pecore e conigli selvatici.

Ci fermiamo qualche minuto per scattare delle foto, il silenzio è rotto solo dal vento e la bellezza straordinaria e incontaminata di questa valle mi riporta indietro nei ricordi della mia infanzia, tutto questo l’ho già visto, ma solo nei fumetti.

Arrivati ad Innerleithen  ci rimangono da superare 3 salite, di circa 8 km ciascuna per poi affrontare una lunga discesa di 30  che ci porterà alla periferia di Dalkeit , finalmente alle porte di Edimburgo.

Alle 24:30 arriviamo a Dalkeit, nel bel mezzo di un incrocio un motociclista tutto fosforescente, con su scritto “Event Marshal LEL” richiama la nostra attenzione, ci scorterà per gli untimi km. che ci separano dal Rugbry Football Club dove è situato il check point.

È fatta!!! Tutti noi ci scambiamo il cinque e pacche su le spalle, il programma sulla carta è stato perfetto e altrettanto lo siamo stati  noi.

I commenti di Rigamonti ci fanno sentire importanti specialmente quando ci informa che andiamo benone; siamo fra i primi 80 arrivati!!!

  Dalkeit - Edinburgh

Nelle facce di tutti noi la stanchezza, ma la gioia interiore copre tutto.

Dopo aver riposto la bici, sostituito le batterie all’alimentatore supplementare  del Garmin e caricato la nuova tappa per il giorno successivo, mi faccio una meritata doccia, mi infilo una ennesima montura asciutta e tento di mangiare qualcosa, ma senza riuscirci, la pasta al forno  stile scozzese non è il massimo delle aspettative, mi conviene rimandare a domani mattina.

Siamo rimasti io e Francesco, gli altri non so dove siano finiti e rimaniamo sbalorditi quando lo staff ci chiede di rimontare in sella per raggiungere il luogo di pernottamento.

Sono quasi le 2:00 di notte ed un buffo ometto si presenta davanti a noi in sella ad una sgangherata mountain bike facendoci cenno di seguirlo.

 Francesco si mette a ridere, e in dialetto bresciano… non capisco cosa, ma a questo punto cosa vuoi che m’importi, basta chiudere la giornata.

Attraversiamo il centro del paese ormai deserto, dopo circa 2 km. con stupore ci accorgiamo che il dormitorio allestito è una chiesa?!? St Mary’s Church, adibita per l’occasione a  bike parking e sleep here.

Un signore  ci fa cenno di parcheggiare le bici all’interno e di fare silenzio, poi precedendoci con una torcia accesa come le maschere di una volta al cinema, fa luce tra le panche indicandoci il posto dove riporre il nostro giaciglio.

Che sensazione… tiro giù i cuscini dalla panca, e avvolto nel mio sacco al calduccio prendo sonno, consapevole della speciale protezione che questa notte mi viene riservata.

 

St  Mary’s  Church 

 

 alloggio  per  la  notte

 

28 luglio 2009   (3° giorno  Dalkeit )

Giro di boa, la sveglia è fissata per le 05:30. 

Dopo una sostanziosa colazione con uova bacon e pane tostato e la rituale foto di gruppo, prendiamo la via del ritorno.

Il programma del giorno prevede di pedalare per 300 km. quindi toccare i controlli di   Eskadalemuir, Alston , Middleton Tyas e fermarci per la notte al Village Hall di Coxwold  per un totale di 1000 km. percorsi.

Durante il percorso incrociamo alcuni partecipanti diretti verso Edimburgo, non conosciamo la loro nazionalità, le facce sembrano stanche, ma appena i loro occhi intravedono il nostro saluto s’illuminano e con cenni di ringraziamento s’allontanano. 

La giornata si presenta bellissima, ed un cielo terso ci carica di energia e buon umore, ma evidentemente tutto questo non basta.

Dopo un centinaio di km, un colpo secco, metallico, rompe il silenzio, seguito da un’imprecazione incomprensibile… fermandoci  il nostro sguardo va in direzione del  malcapitato; Tony.

Un raggio interno della sua ruota posteriore Mavic Ksyrium ha ceduto e purtroppo la riparazione sul posto non è possibile.

Decidiamo di telefonare al nostro mezzo di sostegno in modo di risolvere il problema.

Poco dopo il Ford con sopra Andrea e Fermo riparte a tutta velocità, alla ricerca del meccanico più vicino.

In poche ore il problema  viene risolto  montando una ruota nuova,  presa al prezzo scontatissimo di 100 £ !!!???

Ripartiamo, ma  nel frattempo le condizioni meteo sono cambiate, la pioggia ci accompagnerà per  gran parte della giornata, compreso tutta la salita dello Yad Moss.

Questo posto è veramente incredibile, non da tregua, ed al  check point  di Alston vicino al passo con l’Inghilterra, siamo costretti a fermarci sorpresi da  una vera  bufera.

All’interno dell’Outdoor Centre ci rendiamo conto che la nostra meta finale della giornata non potrà essere raggiunta, per oggi cercheremo di limitare i danni.

Yad  Moos Check point di Alston

 

Mentre inganniamo il tempo consumando un pasto e bevendo tazze di caffé  il tempo fuori migliora, in pochi minuti il gruppo è  pronto a partire e  Vittorio chiamandomi m’invita ad uscire.

Siamo in ritardo, ci sono ancora 5 km. di salita da fare per raggiungere il passo,   poi una discesa  di 33 km. probabilmente controvento e con temperature vicino ai 6-7°.

Davanti a me Tony, con un bicchiere di caffè bollente fra le mani, nel suo volto sofferente leggo preoccupazione, poi mi guarda e scuotendo la testa:

“ Fa freddo fa troppo freddo preferisco aspettare ancora un po’".

La sua malattia non gli permette di proseguire in queste condizioni, ne è consapevole,  proprio in questo posto ha pagato un conto salato nella scorsa edizione.

Guardo i miei compagni e li invito a riprendere il viaggio senza di noi:

“io Tony non lo lascio solo, ripartirò con lui quando si sentirà di farlo”.

Segue un momento di silenzio gli sguardi s’incrociano, qualche dubbio, poi  rientrando al coperto:

“il gruppo non si divide,  siamo arrivati qui insieme e ripartiremo tutti insieme”. 

Chissà perché non rimango sorpreso della loro decisione, ormai ci conosciamo, sono dei compagni di viaggio eccezionali, hanno capito perfettamente che in questo momento occorre restare uniti, tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro.

Alston Ristoro

Nel frattempo che aspettiamo condizioni migliori n’approfitto per svolgere un check-up completo della mia persona, cose che non ho avuto tempo di svolgere prima.

Un colpo veloce di rasoio al viso e di spazzolino ai denti, poi con molto sollievo un po’ d’attenzione anche al mio soprasella  proteggendolo con le solite pomate miracolose!

Ripartiremo tutti insieme appena in tempo, poiché i malcapitati dietro di noi resteranno bloccati per 4 ore causa raffiche di vento vicine ai 70 km/h.

Pedalando sotto la pioggia e controvento affrontiamo la lunga discesa che ci separa da Barnard Castle, le improvvise raffiche di vento per il momento non ci permettono di procedere veloci e il freddo e l’uso continuo dei freni mettono a dura prova le nostre mani.

Arriveremo al check point di Middleton Tyas a notte fonda.

Oggi abbiamo percorso solo 253 km e la stanchezza comincia a farsi sentire, domani in queste condizioni non sarà facile percorrere i 430 km che ci separano dalla conclusione del brevetto, anche prolungando il viaggio nella notte.

Tony

Middleton Tyas

Mentre ognuno di noi si preoccupa di sistemare le proprie cose, il problema è deviato, ormai come di solito al nostro fidato Presidente, in modo che possa programmare l’intera giornata di domani.

 

29 luglio 2009   (4° giorno  Middleton Tyas )

Per recuperare il tempo perduto la sveglia è fissata per le 03:00 del mattino, ma nessuno di noi si alzerà, quindi viene rimandata alle 04:00

Rigamonti ci incoraggia dicendoci che ancora possiamo farcela, meglio arrivare anche tardissimo, ma dormire nel nostro comodo letto al Woodland Lodge, che passare un’altra notte distesi per terra dentro un sacco a pelo.

Fuori un gran freddo, c'è  un’ umidità da mettere in crisi perfino un pesce del mare del nord,  per fortuna non piove ma è tutto  bagnato, tutto inzuppato.

Albeggia quando riprendiamo il viaggio sperando in una giornata più fortunata.

Ancora una volta non sarà così… dopo pochi km Gianluigi rompe un raggio della sua ruota posteriore, anche questa una Mavic?!? questo per il momento non ci impedisce di continuare e di effettuare il controllo a Coxwold, ma poco dopo la ruota  collassa, altri due raggi cedono.

Sconcertati,  tentiamo di centrare al meglio la ruota e mollando tutto il freno posteriore riusciamo a farla girare all’interno del carro.

Decidiamo di non chiamare il furgone dell’assistenza, è troppo distante, meglio dividerci.

Metà di noi diritti per il percorso, gli altri, compreso io, verso la città di York dove cercheremo di effettuare la riparazione.

Inutile descrivere le peripezie passate per risolvere il problema,  dal mattino in 7 ore abbiamo percorso  solo 70 km.!!! il morale è a terra.

York

Ripreso il viaggio raggiungiamo il gruppo al Rugbry Club di Thorne, (menomale che c’è San Garmin…) sta piovendo a dirotto  e quando arriviamo i nostri compagni sono già pronti a partire!!!???  non nascondo un certo rammarico e disappunto.

Rigamonti ha deciso così;  poiché noi siamo più veloci di loro, più muniti di GPS, con un po’ di fortuna possiamo farcela, tenteremo di riunirci al Community Centre di Washingbourgh, distante da li 75 km. e forse per mandarmi giù questa pillola  amara, mi prepara una borraccia metà Coca e metà caffé poi con una pacca su la spalla:

“Questa ti terrà sveglio”.

Abbiamo appena il tempo di cambiarci, mangiare in fretta e furia riempirci le tasche con qualcosa di masticabile e riprendere il viaggio, sempre sotto una pioggia battente e ininterrotta.

Insieme a noi si aggiungono 4 amici di Francesco, sono di Padova, il loro Garmin è aut, ci chiedono

di unirsi a noi almeno per questa tappa.          

Check point di T horne 

Presto ci accorgeremo che non sono in grado di reggere il nostro passo, a 25  km/h. perdono le ruote e questo ci crea ulteriore ritardo mandandoci in bestia.

Tutto si calma quando, con molto stupore dopo circa 60 km. nel bel mezzo di un incrocio troviamo un gruppo di ciclisti, sono disorientati e agitando fogli e cartine parlottano tra loro, sembrano confusi su la direzione da prendere.

In mezzo a loro, complici di errori di percorso anche i nostri compagni di viaggio.

Con un cenno ben visibile ed un richiamo inconfondibile ci facciamo riconoscere e accodandosi  riformiamo il gruppo al completo.

Ci fermeremo per la notte al check point  di  Thurbly, siamo al 1249° km, oggi è stata una giornata lunghissima e dopo tutto  non potevamo fare di più.

 

30 luglio 2009   (5° giorno  Thurbly )

Il programma della giornata è semplicissimo, Concludere.

Ci restano a disposizione circa 24 ore di tempo per chiudere il brevetto, più un supplemento di due ore aggiunte dall’organizzazione per condizioni  meteo avverse.

Il nostro Presidente però non vuol correre altri rischi, la lezione degli ultimi due giorni è servita quanto basta per programmare l’ultima uscita di nuovo all’alba.

Il nostro programma prevede di concludere entro le 12:00 del giorno; mancano solo 151 km. quindi se la sfortuna non si accanisce su di noi non ci dovrebbero essere problemi.

Il problema più grande di questa giornata sarà mantenere la concentrazione, il gruppo compatto, efficiente ancora motivato, ormai tutti ci sentiamo arrivati ma non è così.

Procediamo in maniera distratta, distanti l’uno dall’altro non riusciamo più a mantenere una velocità costante ed i km. non passano mai.

Le verdi valli 

Complessivamente non sto male, ho solo dei dolori alle caviglie, mai avuti prima, penso un’infiammazione ai tendini d’Achille e serve a poco anche qualche antidolorifico.

Paolo, navigato randonnéeur  mi da alcuni consigli, con i quali modificare leggermente alcune misure della bici in modo da ridurre per il momento i problema;  Mah… non si finisce mai d’imparare!!!

Capisco però, di essere in debito di decine di ore di riposo e rischio ben 4 volte di cadere per colpi di sonno improvvisi.

 

L’andatura blanda non mi aiuta a restare  concentrato e poi non  ricordo dove ho messo le compresse di caffeina che mi sono portato dietro.

Lungo le strade dei paesi, il nostro passaggio non resta inosservato, gruppetti di persone ci seguono con lo sguardo ci applaudono ci incoraggiano indicandoci la giusta direzione.

Tutti affrontiamo gli ultimi km. con qualche problema  e le ultime rampe all’11-12% che precedono l’arrivo mettono a dura prova quel che resta della nostra energia.

Poi la meta tanto attesa arriva, così, semplicemente, quasi senza farsene accorgere, ed il passaggio a livello chiuso che delimita l’ingresso al parco di Lee Valley  mi riporta con la mente a casa, alla mia famiglia, sicuramente in pensiero per me.

Preso il cellulare telefono ad Angela: 

“ è fatta, ci siamo riusciti!”

  Passaggio a livello di Lee Valley Regional Park

Cento ore dopo, tutti insieme, il gruppo al completo con in testa il nostro capitano Tony, entriamo nell’Ostello di Lee Valley accolti da un applauso generale.

Il 18° timbro con l’orario d’arrivo posto sulla carta da viaggio ci conferma la conclusione valida del brevetto, complessivamente abbiamo impiegato quattro giorni e quattro ore, di cui sessantotto ore effettive in sella con un consumo medio giornaliero di circa 12.000 / 14.000 cal.

Per dei vecchietti come noi non è affatto male.

 

Nei giorni successivi, la mente ripercorre molte volte i momenti più significativi di questa esperienza e le telefonate con i nuovi amici si susseguono numerose una dietro l’altra.

Ma, un SMS sul cellulare, mi riporta indietro e mi fa capire lo spessore di quel personaggio, quel personaggio con cui ho condiviso i  momenti più intensi dell’intero viaggio.

Tony!!! con quel suo solito italiano pieno d’errori:

“Da oggi fino alla fine del mondo saremo noi essere ricordato, noi pochi, noi quei pochi felice, noi band of  brother. Per chi oggi ha versato suo sangue e sudore insieme con me sarà sempre mio fratello.  London Edinburgh London”.

 

Aeroporto di Londra Stansted Rientro

“Quello che mi sta più a cuore, non è raccontare o far capire a tutti voi come affrontare e portare a termine una simile avventura  se così si può definire, quanto cogliere ed evidenziarne  l’essenza.

Preferirei andare oltre, magari chiamarla lezione di vita,  poiché  impariamo a vivere e condividere con altre persosene fino ad oggi a noi sconosciute, gioie ed emozioni, ma anche fatiche e disperazione,  ad aiutarci l‘uno con  l’altro senza altri fini.

Non avrei mai pensato di commuovermi vedendo un infinito  prato verde o l’alba del mattino, oppure leggendo la sofferenza negli occhi di chi pedala accanto a me.

Tutto ciò e tante altre cose ancora sono flash di situazioni da poco vissute, che rimaste impresse nella mente e nel cuore mi danno la convinzione di aver ricevuto più di quanto dato.

Penso che dovrei  essere orgoglioso di questa opportunità concessa, in modo da coglierne insegnamento e sfumature. 

Il nostro buon Dio ci ha donato  una macchina meravigliosa,  efficientissima,  mettetela alla prova non vi deluderà, specialmente se usata in funzione del prossimo”.

 

Silvano Bessi