Il mio "Cammino di Santiago"
Dopo un anno, sono ancora qui per raccontare una nuova, emozionante avventura vissuta, ovviamente in compagnia della mia bici.
Questa volta, rispetto alla precedente esperienza in Sicilia, devo segnalare due sostanziali novità: la prima è che ho potuto condividere l'emozione del viaggio con un amico, Luca D'anna, e la seconda è che, per la natura del percorso, ho scelto di utilizzare una mountain bike.
Il 19 giugno 2003 siamo partiti in macchina alla volta di S. J. Pied de Port, che si trova ai piedi dei Pirenei, ancora in terra di Francia.
Questa piccola cittadina, costituisce, fin da epoche remote, la porta del cammino di Santiago.
Qui è stato possibile ritirare la conchiglia, simbolo distintivo del pellegrino in marcia verso la città dove sono raccolte le spoglie di San Giacomo, e la "credencial" che è il documento ufficiale che attesta le tappe effettuate dal pellegrino.
Ogni locanda, rifugio, bar o punto di ristoro situato sul cammino, è munito di un timbro (sello) che ogni gestore sarà lieto di apporre sulla vostra "credencial".

Il percorso

Sono 850 i chilometri che separano il pellegrino dalla meta, quasi tutti costituiti da sentieri sterrati che attraversano campagne, monti, boschi e paesaggi meravigliosi.
Il fondo è piuttosto buono e solo di rado si deve scendere per spingere la bici con le sue pesanti borse.
E' in questi momenti che ci si sente veri pellegrini!
Anche le sollecitazioni cui è sottoposto il mezzo meccanico sono notevoli, perciò è fondamentale affrontare il percorso con una buona bike, robusta e perfettamente revisionata.
La prima tappa, nonostante i Pirenei, viene letteralmente bruciata, sia per l'entusiasmo che per la freschezza atletica.
E' solo dopo Pamplona e, soprattutto dopo la prima vera asperità, l'Alto del Perdono, che ci si rende conto di cosa ci aspetta.
Da lassù è possibile ammirare un panorama di rara bellezza dove l'orizzonte si perde nella foschia.
E' proprio allora che Luca pronuncia poche ma solenni parole: è laggiù che dobbiamo andare !

Il Ristoro

Molto ben organizzata ed efficiente è la struttura che si occupa del ristoro del pellegrino.
Spesso gestiti da volontari, i rifugi, dove è possibile trascorrere la notte, sono ben disposti sul territorio e piuttosto accoglienti anche se spartani.
Naturalmente si tratta di veri e propri ostelli con camerate grandi e letti a castello, ma il riposo è comunque garantito dal rispetto reciproco degli utenti che osservano in maniera quasi scientifica, le norme della civile convivenza. E comunque non potrebbe essere altrimenti visto che ciò che accomuna tutti sono serenità e spossatezza !

I bagni sono abbastanza puliti e le docce sempre calde. Direi che per la modica cifra di 4/5 euri non ci si possa lamentare !
Restare senza acqua durante il percorso è praticamente impossibile. In ogni paese o piccolo agglomerato di case, vi sono sempre una o più fontane, e quando i paesi sono distanti, è possibile trovare fonti di ottima acqua sorgiva.
E' completamente inutile munirsi di più di due borracce d'acqua.
Anche per mangiare non ci sono grossi problemi, tranne per la colazione:
Gli spagnoli non amano alzarsi presto.
Questo è abbastanza comprensibile visto che da quelle parti il sole tramonta ben oltre le 22.30 !
E', perciò quasi impossibile prima delle 8/9 trovare un esercizio aperto in grado di servire una colazione calda.
Viceversa, chi affronta il cammino, capisce subito che è conveniente alzarsi di buon ora così da sfruttare le ore più fresche, per poi dedicarsi alla meritata "siesta" pomeridiana. Per il ciclista tutto questo è sinonimo di barretta energetica.
Purtroppo, iniziare la giornata cacciandosi in bocca uno di quegli aggeggi infernali, costituisce uno dei peggiori ricordi della vacanza.
Solo l'agognato "bocadillo" delle 8.30 ci riconciliava con la vita !
Per la cena era tutto più semplice: con soli 6/9 euri ti guadagnavi il meritato "menù del pellegrino", quasi sempre discreto, quasi sempre abbondante, quassi sempre uguale ! Per noi distruttori di calorie aggiungere al menù un bel piatto di squisito "hamon serrano" e un paio di brocche di vino tinto costituiva un rito inalienabile !
Scherzi a parte, attraversare, pedalando, un'intera nazione, oltre che arricchirci culturalmente, ci ha permesso anche di riscoprire sapori genuini, profumi veri e prodotti tipici di alta qualità.

La solidarietà

Fra i tanti sentimenti che questa esperienza ti costringe a ritrovare, vi è certamente la solidarietà. Fino a che non lo si prova non è facile comprendere il significato di trovarsi a percorrere una strada insieme ad altre centinaia di persone, accomunate da un'unica meta, da raggiungere con fatica, disagio e, magari, sofferenza.
Fin dalle prime pedalate capisci di non essere solo e che non lo sarai mai durante il cammino.
Ormai fai parte di un vero e proprio "contratto di solidarietà" nel quale si è moralmente obbligati a dare e ricevere aiuto.
Tutto questo non è scritto da nessuna parte, se non sui volti delle persone !
Provate a suonare il campanello dell'abitazione di un meccanico di biciclette, alle 4 del pomeriggio, nel bel mezzo di un ponte festivo, chiedendogli di scendere per prestarvi soccorso !
Anzi, mi correggo, non ci provate proprio !!!!
Io, per la rottura di una staffa del portapacchi, sono stato costretto a farlo. Il tono di chi mi rispondeva è stato subito piuttosto ostile, ma, non appena ho pronunciato le parole magiche: sono un pellegrino, il sig. meccanico ha indossato la tuta ed ha aperto il negozio chiedendomi solo 10 euri per più di un ora di lavoro.
Quello stesso giorno, alla fine di una tappa piuttosto sofferta, abbiamo incontrato due pellegrini a piedi, salutandoli con il classico "hola"!. La loro risposta è stata : acqua ! Fermandoci, abbiamo scoperto che erano italiani, che avevano percorso quasi 50 chilometri, ma quel che più conta, che erano stremati e senza acqua. Come coprire i restanti 8 chilometri che li separavano dal prossimo rifugio? Per prima cosa abbiamo dato loro la poca acqua che ci rimaneva, poi, appena raggiunto il rifugio, abbiamo deciso di tornare ad aiutarli. Mentre io mi occupavo di registrarci e sistemare i bagagli, Luca ha portato loro altre due borracce e si è fatto carico dello zaino di colui che sembrava più in difficoltà. Per tutta la sera non hanno mai smesso di dimostrarci la loro gratitudine !

La Solitudine

Come chi va in bicicletta sa bene,conversare con un compagno, contribuisce a rendere piu gradevole la pedalata. Questa regola non è sempre valida sul cammino.
Nonostante il nostro buon affiatamento, lunghi tratti sono stati percorsi come fossimo in solitaria, ben distanti e senza scambiare parole anche per delle ore. Lo stesso capitava anche a chi procedeva a piedi. Forse gli spazi immensi che ci circondavano ci conducevano alla riflessione, forse la difficoltà del percorso ci suggeriva di affrontarlo ciascuno con il proprio passo o forse, più semplicemente, la fatica lasciava poco spazio all'eloquenza. Chissà ?

La Meseta

Tanto per restare in tema di riflessione, come non spendere due parole sulla "meseta".
La meseta è l'enorme altopiano che si incontra praticamente a metà del cammino. Si estende per circa 300 chilometri e, per la monotonia del suo paesaggio, rappresenta una delle maggiori difficoltà che il viaggiatore si trova a dover superare.
Pochi paesi, pochissimi alberi….solo grano, grano, grano !
Affascinante, unica, è stata dura anche per noi che abbiamo impiegato solo tre giorni per lasciarla dietro le spalle. Non oso nemmeno pensare cosa abbia significato per chi l'ha percorsa a piedi !

Le salite

Sono molte le asperità che si incontrano durante il cammino.
Escludendo le tappe mestane, il resto del tragitto si snoda attorno a continui saliscendi. Sinceramente non ricordo tappe senza salite. Ricordo molto bene, invece, le salite più dure:
I PIRENEI: affrontandoli subito, il primo giorno, abbiamo scelto la strada asfaltata per non stressare subito la gamba.
Un'ascesa non durissima ma lunga, tutta in mezzo al verde e con pochissime macchine. Un saluto alla tomba di Rolando a Roncisvalle e via !

L'ALTO DEL PERDONO: anche questo incontrato nella prima tappa, ha costituito il primo vero test di tenuta per gambe e attrezzatura. Niente più asfalto ma sassi e terra. Nell'ultimo tratto si scende e si spinge di brutto !
LA CRUZ DE IERRO: con i suoi 1560 metri costituisce il tetto del cammino. Una salita molto dura su terreno misto.
Quando la si raggiunge ci si sente moralmente appagati e ci si butta, sereni, in discesa. Un grave errore ! Dopo un breve tratto senza pedalare, infatti, ci imbattiamo in un altro tremendo strappo. Le gambe e la testa sono ormai vuote. Solo il bisogno di un letto e di un pasto caldo ci aiutano a raggiungere il paese montano di El Acebo.
O CEBREIRO: impressionante ! Una scalata tremenda con muri che si impennano con pendenze decisamente superiori al 10%, e senza tornanti. Si sale più con il cuore che con le gambe . Una giornata che sarà difficile dimenticare !

Il clima

La scelta del periodo in cui affrontare il viaggio è molto importante, infatti, nei mesi di Luglio e Agosto ci si espone al rischio di non trovare posto nei rifugi ma soprattutto si è costretti a sopportare temperature proibitive. Già nel mese di Giugno, la calura pomeridiana si è rivelata insopportabile.

D'altro canto, sceglier il periodo primaverile, può essere sconsigliabile per il problema opposto: il freddo. Sulle montagne e durante le prime ore del mattino, l'abbigliamento estivo è stato appena sufficiente.
Viceversa, quello invernale, oltre a risultare scomodo nelle ore pomeridiane, costituirebbe un peso eccessivo da inserire nel già ingombrante bagaglio.
Anche la pioggia può costituire una variabile importante. Per nostra fortuna l'abbiamo incontrata solo l'ultimo giorno. Proprio quando la meta era ormai a portata di mano (98 km), il tempo si è messo a fare le bizze, costringendoci a pedalare per più di 6 ore sotto un continuo temporale. Per vincere il freddo e non mollare, tante bevande calde e molta determinazione !

Il mito

Finalmente alcuni giorni di meritato riposo, sdraiati sulle spiagge della costa azzurra, dove ,comunque, non abbiamo mai smesso di pedalare.
Ma la dolce vita del villeggiante certo non si addice a chi è fuori di testa, così non abbiamo resistito al richiamo del mito: le epiche vette del Tour
IL MONT VENTOUX: con i suoi 26 chilometri costituisce un vero e proprio tempio del ciclismo, visitato da cicloturisti provenienti da tutte le parti del mondo.
Si inizia a salire circondati da tipici paesaggi montani, ricchi di vegetazione. Questo per 20 chilometri, poi improvvisamente la strada spiana e, attraverso un corridoio di alberi, ci si trova immersi in un paesaggio spettrale, che non sembra nemmeno appartenere a questo pianeta. Qui, le innumerevoli scritte inneggianti i più famosi campioni del ciclismo, ti aiutano a vincere sole e vento
Quasi in trance, si consumano i 6 chilometri e mezzo che ci separano dalla vetta.
Che privilegio aver potuto tagliare questo traguardo !

L'ALPE D'HUEZ: con soli 4 giorni di anticipo sul passaggio del "tour" affrontiamo i mitici tornanti contrassegnati dai nomi dei campioni che hanno fatto la storia del ciclismo.
Il tipico odore di freni e frizione che i veicoli lasciano dietro di loro, ci avverte che non sarà una passeggiata. Con l'intero percorso già disseminato di camper e tende di tifosi in attesa della corsa più bella del mondo,
ancora forti emozioni. Bellissima anche la discesa.

Conclusioni

Non nascondo di aver affrontato il cammino con qualche dubbio, certamente dovuto alla mia visione laica della vita.
Ciononostante, oggi sono molto contento dell'esperienza vissuta. Trovo che mi abbia arricchito sia culturalmente che moralmente e devo ringraziare il mio amico Luca per avermi chiesto di accompagnarlo.
E che dire delle grandi montagne francesi ?
Non posso descrivere ciò che si prova a conquistare quelle storiche cime, posso solo invitarvi a farlo. Ne è valsa proprio la pena !

Se c'è qualcosa in questo racconto che vi abbia incuriosito e vorreste saperne di più, questo è il mio indirizzo e-mail:
TRIPIBIKE@libero.it

Ciao e…..alla prossima avventura !