La parola d’ordine è “gestirsi”. Chi affronta, magari per la prima volta, il percorso di Da Piazza a Piazza sappia che la sfida è impegnativa e che la parte più dura arriva nel finale. Gestite le forze nella prima parte, alimentatevi, idratatevi bene, portatevi dietro barrette e integratori (senza buttare le cartine sul percorso…) perché quando sarete a meno 15 dalla fine (degli oltre 70 chilometri complessivi) è proprio allora che comincia il vero bello, la vera sfida.
Quest’anno rispetto all’anno scorso i partecipanti troveranno una natura intorno più verde, con i tratti off road meno aridi e meno polverosi, ma più compatti. Merito delle abbondanti piogge di questo primo scorcio di primavera.

Ma andiamo con ordine. La prima parte di gara è di fatto una lunga salita fino alla Cavallaie. Sono circa 13 km complessivi con pendenza media del 5 per cento, ma è appunto una pendenza media…! Il miglior tempo di sempre nella storia (il riferimento è il segmento Strava) è di Francesco Failli nel 2016 (39’10”). I mediamente allenati riescono a stare sotto l’ora.

Si parte da piazza del Mercato Nuovo e dopo il trasferimento dietro macchina di circa 6 km. si inizia con la salita di Serilli. Siamo in asfalto, le pendenze sono cattive (punte anche del 17% e oltre), siete freschi e volete sopravanzare più avversari possibili. Calma!… Si respira un po’ sulla Collina di Schignano, si entra sullo sterrato, con qualche raccordo di asfalto fino alla Fattoria di Javello. Arrivano le Cavallaie.
E’ una salita larga, sterrata, il terreno si presenta rispetto anche allo scorso anno molto più compatto, spianato dal passaggio dei trattori e dal lavoro dello staff dell’Avis Verag. Nella seconda parte si inasprisce un po’, con ciottoli e sassi da oltrepassare, scegliendo le giuste traiettorie. Il miglior tempo di Strava su questi 4,1 km al 7 per cento di pendenza media ce l’ha Francesco Casagrande (15’24” nell’edizione 2015).
In cima (849 metri di altezza, il punto più alto di tutto il giro, c’è il ristoro e la deviazione dei due percorsi. Corto a destra, lungo a sinistra.

Chi fa il corto prende il valico di Migliana: dopo il tratto piuttosto tecnico (crinale in single track e discesa impegnativa) detto “dei Tabernacoli”. Il lungo non passa dal valico ma rientra più sotto.

Continuiamo sul lungo. Ancora un po’ di falsopiano sul crinale, ancora uno scollino, poi una lunga discesa, di circa 8 km, su strada larga, nel bosco, si transita davanti al rifugio Le Barbe, Luogomano, Luicciana, si sbuca al Lago Verde dopo un raccordo in asfalto. Si sale sempre su asfalto verso Sant’Ippolito e ad un certo punto la svolta secca a destra verso Podere Sucini. Strada larga di ghiaia battuta che tira su come un muro (Francesco Failli e Daniele Mensi due anni fa percorsero quei 600 metri all’11 per cento medio in rispettivamente 3’ e 01” e 3’05” ma il difficile continua per almeno 2,2 km. Si entra dentro il bosco, terra, vietato alzarsi sui pedali, prendere le distanze dai “vicini”.
Nella seguente discesa sterrata di Codilupo e poi sulla discesa “polverosa” che sbuca prima di Usella, attenzione a prendere troppa velocità con tratti non esenti da pericoli soprattutto in caso di terreno bagnato.

Dopo i Migliana e Usella c’è l’attraversamento della statale 325. Qui cominciano gli ultimi 15 km, per lo più battuti dal sole, a cominciare dal tratto da Ponte di Colle e Fattoria di Mezzana (salita di 2,7 km al 10,8 di pendenza media) dove, ripetiamo, il più deve ancora venire. Per la ripida e lunga salita su ghiaione battuto iniziale. Ma soprattutto perché poi comincia il tratto tecnico con single track anche in salita e passaggi anche su terreno fangoso attraversando anche veri e propri guadi nel fango. Circa 5 km di saliscendi che i migliori fanno in circa 10 minuti, gli altri in molto più tempo. Se avete spinto troppo nella prima parte potrebbe non essere agevole superare gli ostacoli in modo lineare.

Si sbuca a Savignano e il più potrebbe essere fatto, ma attenzione a un’altra discesa bella e difficile, quella della “Casa Nera”, che sbuca sulla strada di Fabio. Poi si risale un po’, sull’asfalto, e c’è l’ultima discesa tecnica, quella di San Leonardo, praticamente un single track a picchiare in giù al 19 per cento (!), nel letto di un vecchio ruscello. Solo una volta arrivati a Prato si può respirare un po’, con l’ultimo passaggio che consiste nell’attraversamento a guado del fiume Bisenzio per arrivare sull’altra sponda, quella dove è avvenuta la partenza. Per arrivare, dopo aver costeggiato il fiume per circa un chilometro, sotto i gonfiabili dell’arrivo.

Tutte le notizie sull’evento nella sezione Da Piazza a Piazza sul sito www.avis-verag.it

Qui il volantino ufficiale: http://www.avis-verag.it/wp-content/uploads/2018/04/Volantino2018DPaP.pdf