28 luglio 2017 la Ciclovia del Po in 4 tappe. Partecipanti Alberto, Diego, Giacomo, Gigi, MauGelli e MauMagni.

Per noi pianisti il 2017 è stato l’anno dei fiumi. Dopo le imprese de “la via della Pesa” e “cycling beside the Serchio River” a luglio è stata la volta del Po. Non poteva mancare, nell’anno “santo” dei fiumi, un omaggio al fiume più lungo d’Italia, che, guarda caso, (forse) prende il nome proprio dalla targa della nostra città. Un percorso in bicicletta tutto sugli argini di un fiume, quasi un binario nella grande pianura silenziosa, senza traffico e con rara presenza umana. Il Po, per la verità, lo abbiamo visto di rado. Per la maggior parte scorre distante dall’argine e noi potevamo intuirne la presenza solo grazie ai filari di alberi che costeggiano il suo corso. Più del fiume ci hanno fatto compagnia gli sterminati campi di formentone.
Un viaggio bello, non eroico (reso però tale dalla torrida estate padana) su un tragitto privo di asperità, senza nemmeno una salita “impossibile” di cui potersi vantare con gli amici, ma… ricco di fascino e di storia. Seguire il fiume ci ha portato alla scoperta di tradizioni antiche, di bellezze artistiche (illustrateci puntualmente da Fragello) e specialità gastronomiche (e qui è salito in cattedra l’uomo di Cafaggio).
Un viaggio a misura d’uomo, in cui si può anche parlare mentre si pedala, ma, non per questo, privo di difficoltà. Un percorso fatto di passaggi obbligati, di ponti da non “mancare” e di affluenti del grande fiume difficili da superare. Un Pó sulla riva destra e un Pó su quella sinistra del fiume, per lunghi tratti abbiamo pedalato senza vedere tracce della civiltà, spersi nella campagna, sotto la “canicola” di fine luglio che ci ha costretto a numerose soste e deviazioni per rifornirsi di acqua fresca da bere (…perché la borraccia è asciutta e la gola si è seccata..). Un giro fatto di polvere e strade bianche, e di paesini, chiese e casolari che riportano alla mente il mondo visto nei film dei Peppone e dei don Camillo. Ma veniamo al diario di questo “Cammino”.

28/7/17. 1° tappa da Piacenza a Cremona (passando da Pizzighettone) km 83.
Trasferimento in furgone da Prato a Piacenza. Arrivo a Piacenza ore 11,30.
Sorteggio turni di guida. Il 1° tratto in furgone tocca a Giacomino. La Ciclovia
inizia dalla stazione FFSS. Si parte: destinazione Cremona. Km previsti 53. Alla
fine saranno 83. Trenta in più. Il Dio dell’orientamento, padre di tutti i Garmin,
(ormai è chiaro) ce l’ha con noi perché abbiamo offeso suo figlio. Pranzo in
zona Santo Stefano Lodigiano al circolo/bar Afro. La barista è affascinata dal
nostro dialetto toscano e dalla audacia della nostra impresa. Il Magni le chiede
cosa si può avere da mangiare. Le parole “qui si fa di tutto” hanno, su di lui,
l’effetto del canto delle sirene su Ulisse. Per smuovere da lì Maurizio, detto il
Cafaggese, ci son volute le binde. A quel punto decidiamo di attenerci
strettamente al percorso ufficiale, quello vero, conosciuto solo dallo scout
Gigi. Così ci dirigiamo verso Caselle Landi e…..da lì inizia la girandola delle
informazioni richieste ai passanti. Si va a Castelnuovo Bocca d’Adda, ma
quest’Adda non si riesce a superarlo. S’arriva fino a Pizzighettone. È come se
da Campi, per andare a Firenze si fosse passati da Prato. Si prosegue per
Acquanegra, Sesto e Uniti (come noi, in realtà s’era 5 uniti e il sesto sul
furgone) e finalmente si arriva Cremona, città del torrone. Fragello, degno
sostituto di Nicola, ci fa da guida in una breve visita del centro storico.
Cena all’Osteria del Foppone (menù: culaccia con noce di burro, affettati
padani e giardiniera, risotto al radicchio rosso, torrone), pernottamento hotel
Duomo a Cremona. La sera dal Foppone, vestiti da libera uscita, si suscita
simpatia e molta curiosità. C’è molta cordialità, si scherza, la cuoca e gli
avventori cremonesi hanno fatto scommesse sia sul nostro luogo di
provenienza che sull’attività sportiva da noi praticata. Il Magni commette
l’errore di chiedere “voi cosa credete che si sia?”. Dalla risposta ricevuta non si
riprenderà più.

29/7/17. 2a tappa da Cremona a Borgoforte km 114, sosta pranzo a
Casalmaggiore dal cinese e cena alla trattoria ai Ranari di Mantova (menù:
ravioli di zucca al burro e salvia, granocchi fritti, carpaccio di ananas flambé al
rum), pernottamento agriturismo Beatilla a Marmirolo; di servizio sul furgone
prima Gigi e poi Fragello. Partiti alle 8,20, fa già caldo; ci si dirige verso San
Daniele Po, Casalmaggiore (sosta pranzo e cambio pilota), Viadana, Dosolo. A
Dosolo ci fermiamo al circolo ACLI (che rimarrà nel cuore di Giacomino) per
rifornirci di acqua. Dobbiamo attraversare l’Oglio. Gigi consulta la sua mappa.
“C’è un ponte tra poco” ci dice. Purtroppo (amarasorpresa) è un ponte di
barche e con la siccità è inutilizzabile…. Siamo distrutti, abbiamo già fatto 100
km di caldo e sull’altra riva, vicina vicina, c’è (ci sarebbe ) la nostra meta.
Affranti ci dirigiamo verso Gazzuolo, dove abbiamo appuntamento con il
furgone. Il furgone ci conduce a Marmirolo, presso l’accogliente agriturismo
Beatilla. Per poter cenare a Mantova abbiamo fatto un piccolo fuori rotta.
A Mantova si scatena una improvvisa bufera (forse dovuta anche alle nostre
invocazioni d’acqua al Santo Patrono) che ci impedisce di vedere le bellezze
della città. Allora il Cafaggese cerca in tutti i modi di convincere Fragello a
tornarci, da solo o con la moglie, perché la deve vedere per forza.. risultato:
Fragello c’ha messo la croce sopra.

30/7/17. 3° tappa da Borgoforte a Ferrara km 110 con pausa pranzo a
Carbonara Po, cena hostaria Savonarola (menù: cappellacci ripieni di zucca,
salama da sugo con purè, zuppa inglese) e pernottamento Dimora 800 a
Ferrara; ore 8,30 si parte da Borgoforte. Al volante Diego fino a Carbonara Po e
poi il Cafaggese fino a Ferrara. Si va verso Ostiglia, Revere, Borgofranco. A
Carbonara pranzo a base di piadina. Si riparte quasi subito: temperatura 37
gradi all’ombra. A Stellata di Bondeno troviamo il Woodstock festival. Ne
approfittiamo per rinfrescarci un Pó con cocomero e ghiaccioli. Siamo a tutto
sole da km, ancora un po’ e le bici fondono. Fortunatamente imbrocchiamo la
ciclabile giusta. 10 km all’ombra per arrivare a Ferrara, bella città che ha dato i
natali a Savonarola. Visitiamo il bellissimo Duomo, il Castello, ecc.. Fragello da
il meglio di se, illustrandoci i pregi straordinari del famosissimo palazzo dei
diamanti di Ferrara ma il Magni fa forti obiezioni in merito. A questo punto
interviene il primario che risolve la questione dicendo “Diamanti gioca a
Palermo”.

31/7/17. 4° tappa da Ferrara a Pomposa km 53 pranzo trattoria la Pescheria a
Comacchio (menù: spaghetti alle vongole, anguilla alla griglia e frittura mista
con patatine fritte, sorbetto al limone). Si parte da Ferrara alle ore 8,15 alla
guida è il turno del primario. Si procede velocemente in direzione di Pomposa.
Abbiamo abbandonato gli argini. Passiamo da Tresigallo (paese del 900),
Massa Fiscaglia, Codigoro. La strada ci porta direttamente all’Abbazia di
Pomposa. L’abbazia è veramente bella. Anche qui Fragello è preparatissimo:
abbazia benedettina del 1000, famosa per gli affreschi e il pavimento a
mosaico. Curiosità: qui ha vissuto Guido Monaco, l’inventore delle note
musicali. Poi, tutti al bar per brindare alla riuscita dell’impresa (un brindisino a
base di Spuma biologica), dopodiché ci trasferiamo a Comacchio, bella
cittadina lagunare, nota anche come la piccola Venezia, per un piacevole “gran
finale”.

Conclusione:
“Una Bella squadra”, così volevo iniziare questo resoconto. Non l’ho fatto non
perché dopo Cremona poteva sembrare irridente, ma perché ci sentivo una
sottile nota di malinconia. Di già c’era la simbologia del fiume che scorre lento
fino al mare, il primario che parla di pedalata assistita, uno coi calcoli renali,
ecc… un clima da Vecchia Guardia prima di Waterloo. Invece, per il finale, ho
cambiato idea. Essere una squadra non è cosa da poco. Per quello che
abbiamo fatto insieme, per il coraggio o l’incoscienza avuti nel tentare
imprese superiori alle nostre forze, per la tenacia di perseguire un progetto
pur sapendo che, forse, non raggiungeremo l’obiettivo finale… siamo una
squadra a prescindere. Non importa se ci vedono come colleghi di Zubizarreta,
giocatori di mini basket, una bocciofila o una banda musicale. Non importa di
quale sport, conta che NOI SIAMO UNA SQUADRA, e (dentro di noi lo
sappiamo bene) lo saremo per sempre perché, come dice Massimo Decimo
Meridio, “ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità”. Grazie “veterani”
per aver condiviso anche questa avventura.