Il raconto, tutto in pratese, dell’escursione di gruppo di qualche settimana fa.
di Diego Clemente

La storia di quelli che gl’andonno a fare la prima Milano Sanremo dell’Avisveragghe. Era i’primo di giugno de’ 17.

Sì principió in 14 ma poi si parti in 13 perché a uno gli viense il foho di Sant’Antonio proprio il giorno prima di’ via, lui lo chiaman Sesto ma gliè di Campi..

Chi s’era? E s’eramo io, il primario, Brusottino, Stinchi di merlo, Follonica, i’ duo Piero e Piero, i’ Gigi, i’ Cecca, I’Cruci, Moreno, Simone e i’Balle.

Si partì all’8, coi ffurgone dell’Avisse e l’Ulisse diBBaccani, e s’arrió a Milano a fine mattinata. La giornata l’era calda e soleggiata. Si stabilinno i turni di guida e poi si prese l’aire: 11 in bici e 2 in vettura. Tutti belli in montura, si sembrava dei professionisti. S’è un po’ tribolao per sortì da Milano. Poi finarmente s’ê trovo  la direzione pe’ Voghera (città famosa pe la casalinga, come c’ha spiegato i primario) e un c’e più stao problemi. Se fatto la lunga ciclabile de’ Navigli (bella e con un be’ tratto di sterráo) fino a Pavia, indoe s’è visto anche il famoso ponte sui’Ticino.

I’Pranzo s’è fatto a San Martino Siccomario, nei paraggi di Pavia; quie ci aspettavano i’ Cruci e Simone. Gliera anche tardi ma il ristoratore ciá trattao bene davvero, anche ne’ prezzo. E allora noi si raccomanda a tutti. Fermativici, i nome un lo rihordo ma gliera vicino ai’ Centro  Veneto de’ Mobile. Poi s’è dato i’cambio agli autisti e siamo ripartìhi. A un certo punto si sente un botto parea  lo scoppio di’ Carro di Firenze. Invece gliera stiantaho i’ tubolare di’ Cecca. E li la c’è andaha bene perché si viaggiaha forte davvero. Comunque ehun s’era messi tanto bene lo stesso, perché i tubolari di scorta glierano sui’furgone. S’è dovuho chiamâ l’ammiraglia, meno male son venuhi alla sverta, un ci si sperava perché i Baccani, esclamando  “oh indová qui bischero”, gli avea visto il Balle che guidava l’Ulisse nella direzione all’incontro della nostra. Comunque sia glienno arrivai…. Risistemato i tutto,  siamo ripartihi per Tortona, città famosa pe dolci molto grandi e pe i Sacro Gralle ( ce l’ha detto i’primario). A qui punto s’è levato anche i’vento contro, un ti diho icchè s’èpenaho per arriahare alla meta. Alla fine, a Tortona, i’Garmische mi segnava 90 km. Per recuperare la fatiha, dopo la doccia,  s’è fatto  un bell’aperitivo ni’centro di Tortona eppoi ricca cena a base di fassona e  croatina (chell’è un vino di’llogo). Cena e alloggio al Cavallino Bianco, camere da tre o quattro posti letto,  tutto perfettamente organizzato da Gigino. Dopo cena s’è fatto una passeggiata digestiva e quindi tutti a nanna, perché domani ci aspetta i’tappone di 170 km, colla salita di’ Turchino e l’arrivo a Albenga, città che l’avea dato il nome a una famosa legge poi attribuita ai Menga (ce l’ha detto sempre i’primario che l’ha letto su gugolle). Composizione delle camere: 1) Anichini Cleme Colzi Reali 2) Cruci Mariotti Baccani, 3) Cecca, Corrieri e Rossi 4) Balle Mini e Poli. I più in difficortá a dividere i letto con gli altri sono stati proprio i Balle e Florio. Pe’ andá in camera insieme hanno firmato un contratto prematrimoniale con tanto di regolamento pei turni ai WC. Florio ha ottenuho di poté portare la bici in camera ma ha dovuho accettá la peggio fascia oraria (dalle 5 alle 6) pe fare i su’ bisogni e l’obbligo di lasciá la stanza entro le 7.

2 giugno 17 ore 8. Si riparte, ancora pianura fino a Ovada. Siamo nelle terre del Campionissimo. Infatti a Novi Ligure s’è trovato (ci siamo fatti anche la foto davanti) il museo dedicato a Coppi. Dopo Ovada si comincia a salire. I passo de Turchino un sará nulla ma un finisce mai, e c’è anche un bè traffiho.. Allo scollino gli autisti ci aspettaano per il cambio turno di guida. La lunga discesa sui versante Ligure la termina a Voltri. E qui ci siamo ritrovati ni’delirio. Glié i  venerdì 2 giugno,  primo giorno di ponte, e le strade liguri l’enno intasatissime, un vorreessere ai posto di chi dehe guidare.  Le spiagge le son piene come ovi . Ai lati della strada le auto e le moto parcheggiate le formano una striscia interminabile ( e laun terminerà fino al Albenga). Pe’ guidare la bici bisognaha essere bravi come Brumotti. Si facea lo slalom e si  passaha rasente le macchine o su marciapiedi. Intanto i Cecca, che unn’avea visto i punto di ritrovo su i Turchino, gliera andato avanti e s’era ritrovato da solo. Dopo Voltri, Arenzano e qualche piccolo ribei, semo arrivi a Varazze, s’è raggiunto i Cecca e ci semo fermati per il pranzo. Dopo i ristoro s’è proseguito Lungo costa, i panorama gliera spettacolare. Siamo passati da Savona, Spotorno… E intanto cominciaha a fare effetto la suggestione di essere sul percorso della Classicissima  (corsa monumento, nata nel 1907), qualcosa di simile alla sindrome di Stendhal in versione ciclistica. Ripercorrere  le stesse strade, le storie di tanti campioni del presente e del passato era bello e ci stordiva.  Un dubbio…un sarà mia stata la stanchezza? Ma intanto, passato Finale Ligure, siamo anche al finale di tappa.

Ad Albenga, tanto per dire i traffico che c’era,  sono arrivati prima quelli in bici che quelli in auto. Ci siamo sistemai in Albergo e poi semo  iti a cena ne i centro storico di Albenga, che glié piaciuto dimorto a tutti. A i ristorante però un s’è inciampao bene e i Mariotti s’è anche un po’ innervosio per via di risotto che un ce l’ha fatta a mangiallo. Al rientro in albergo il  Balle, invece, glià fatto incavolare l’albergatrice che, tutta carina, specificando che lei la la fa speciale, la ciá detto: “colazione all’otto”. Figuraevi lui….preoccupato di un fare a  tempo a fa le su cose (dee passare minimo 20 minuti dopo il latte), gliá chiesto indoe potea andá  a fa colazione prima delle 7….e lei la ce l’ha mandato.

3 giugno ultima tappa.

Purtroppo oggi  c’e anche la finale di Coppa e gli juventini Gigi e Baccani un si reggan più, vogliono tornare a casa alla sverta pe vedessela con carma. Allora i  Cruci e Moreno, pe guadagnare tempo, si offrono volontari per portare le macchine a Sanremo e poi venicci incontro con le bici e  finire tutti insieme il percorso.

Appena partihi principian subito le asperità. La prima, leggera, ci fa arrivare a Alassio, poi uno dietro l’altro,  Capo Mele, Capo Cervo e Capo Berta. Li chiaman capi ma son salite. I Capo Berta,  presempio, glié lungo 3 km co una pendenza media di’ 5%. E  dopo c’è il “toppe”, quello che tutti s’aspettaha dall’inizio, le salite simbolo della Sanremo, valaddire la Cipressa e il Poggio. La Cipressa è  una salita pedalabile, bella e molto panoramica. Qui, strategicamente, il capitano, aiutato dai Cruci, si risparmia in vista dell’attacco finale. Pe professionisti, si sa, Tutto si decide sulla salita del Poggio (e nella relativa discesa).  E qui noi  s’è fatto come loro: bagarre  e lotta dura per stare in testa perché chi scollina pe  primo, di solito vince. Poi, l’apoteosi finale: che spettacolo l’arrivo in volata su via Roma a Sanremo. Quindi foto rituale alla fontana di San Remo. E li c’è stata anche una fans (rumena) che ha chiesto l’autografo ai Mini, scambiandolo pe Ar Bano. A qui punto s’è fatto festa….perché Sanremo è Sanremo…