Il nome potrebbe far pensare ad una guida trascendentale, ad un manuale che insegna come diventare sovrumani (ci farebbe comodo, noi per ora siamo fermi ai casiumani) oppure a un film di Visconti.

Invece la via degli dei è “solo” uno spettacolare, affascinante, antico percorso che va da Bologna a Firenze, lungo il crinale Appenninico. Si chiama così perché  attraversa montagne che portano il nome degli antichi dei romani: Monte Adone, Monzuno (Monte  Giove), Monte Venere e Monte Luario.

Appena reduci da due gran tour estivi (Fatima e Francigena), chi poteva farsi venire in mente di fare anche questo impegnativo  viaggio. Chi? I pianisti, what else?

E questa volta sono in dieci: Anichini, Becagli S, Breschi, ClemeD, ClemeG, Colzi, Gelli, Magni, Reali, Toccafondi.

***

Ecco il diario del loro viaggio.

24/9 – ore 7,00, partenza da Prato. Il clima è ideale, in 8 sul furgone e 2 con il treno andiamo a Bologna.

Abbiamo in mente un meta ambiziosa: percorrere la via degli dei, da Bologna a Firenze, in mtb. Sono circa 130 km di sentieri per 5000 m. di dislivello, da fare in due giorni.

Il cammino parte da Piazza Maggiore dove, guarda combinazione, troviamo un nostro amico (lo Stabile) che, con un altro gruppo di bikers, affronterà lo stesso nostro itinerario (ma questo in piazza sarà l’unico punto di contatto). Facciamo colazione e …via, ci aspetta una bella avventura. Ma….Subito iniziano le difficoltà: problemi d’orientamento già  per uscire da Bologna verso Sasso Marconi (cominciamo bene….). Riusciamo comunque a beccare la ciclabile del Reno e, in zona Pontecchio, ci capita anche di vedere un bel palazzo storico: la Ca’ de Rossi. Poi nei pressi di Sasso Marconi, per la solita sfiducia nei confronti del Garmin, buchiamo la deviazione che porta sulla via degli dei. Non c’è niente da fare, noi non crediamo al Garmin, per noi è come un tassista disonesto: minimo minimo ci fa fare il tragitto più lungo. Stavolta  però aveva ragione. Quindi…facciamo dietrofront e torniamo sulla retta via; la strada si fa subito ripida, molto ripida.  In breve arriviamo ad uno dei punti più attesi e ammirati della via degli dei: il Contrafforte pliocenico.  Giacomino ci ha, ripetutamente, fatto capire che  lo ritiene l’attrazione principale della giornata.  Per l’occasione ha indossato il magico giubbino giallo che, nella speciale hit parade del vestiario da viandante, è secondo solo alla cuffia da doccia del Matranga.  Non se lo leverà più. Il gruppo avanza compatto….o quasi. Magni espia i peccati di gola in ultima posizione. La  salita la fa a piedi:  sembra sul Calvario con la bici al posto della croce. Ma non cederà fino alla fine. Intanto siamo sul crinale. Le donne, la Silvia e l’Elena, pedalano brillantemente in testa al gruppo insieme a  Gianluca che sta sperimentando una nuova bici. Il panorama è fantastico. Suona mezzogiorno e a mezzogiorno in punto cosa succede? In natura è il momento in cui gli artigiani si rifocillano. Immediatamente Claudio va in crisi di fame e pedala con fatica. Ma ancora non si parla di mangiare. A sua insaputa gli altri, i “furbetti del quartierino”,  si sono già riempiti lo stomaco e vogliono guadagnare più chilometri possibili prima del prossimo ristoro.

Superiamo Monte Adone. Decidiamo di pranzare a Monzuno. Dopo pliocenico  adesso iI tormentone è “panini”. È tardi e per arrivare a Monzuno mancano ancora diversi km di salita. Mentre Claudio si lamenta apertamente durante tutto questo tratto, il primario, assorto in gravosi pensieri fin dal primo mattino, soffre in silenzio. Ma eccoci a Monzuno. Ci fermiamo ad un bar, siamo affamatissimi. La ragazza del bar, molto gentile, alla fine batterà lo scontrino più lungo della sua vita. Il  pranzo e  il riposo ci rinfrancano un po’. Fragello approfitta della pausa per spiegare ai nuovi come sia stato ingiustamente denigrato per la sua teoria sull’origine del kilt. Finita la sosta, riprendiamo il cammino. Si va verso Monte Venere, ancora salite impegnative e paesaggi bellissimi. Siamo vicini ai mille metri di altezza. Adesso il gruppo è frazionato. Un ciclista del luogo ci accompagna fino a Madonna dei Fornelli. Qui ci rendiamo conto di aver accumulato un ritardo importante rispetto alla tabella di marcia. Dobbiamo correggere la rotta. Niente Pian di Balestra. Ci  dirigiamo verso Pietra Mala, ancora salita fino a quasi 1150 m. di h., per poi scendere verso La Futa. Il gruppo si spezza in due tronconi. Il primo  arriva a Traversa, ns punto tappa, alle 18,40. Gli altri alle 19,40 quando è già buio..

Alloggiamo all’hotel Berti, dove in precedenza avevamo fatto pervenire i bagagli. Qui facciamo un ottima cena,  ma l’albergo rimane nella storia del viaggio soprattutto per la taglia small delle docce, così small che il Magni ci stava solo di profilo.

Al termine della giornata abbiamo comunque fatto 73 km e 2010 m. di ascesa. Domani la gamba sarà macola?

25/9
Sveglia alle 7,30 e Colazione ore 8,00. Anche oggi il clima è splendido. La Bike di Giacomo ha  una gomma bucata, bisogna sostituire la camera d’aria. Ore 8,30 si parte per Firenze. Dopo il  Passo della Futa prendiamo un sentiero molto impegnativo per monte Gazzaro e arriviamo al passo dell’Osteria Bruciata. Sul tracciato incrociamo pellegrini, cavalieri e centauri. Dopo il passo inizia  una discesa piuttosto tecnica: il primario sbaglia una curva, cappotta ma cade  miracolosamente in piedi. Illeso! Incredulo rivolge un pensiero di gratitudine al Santo Patrono che ha vigilato su di lui. Nel frattempo  Giacomo sottolineava la difficoltà del percorso ripetendo, ripetendo, ripetendo, rip……. la strofa  di una nota canzone di Battisti, molto adatta alla situazione.  Proseguiamo verso valle. Nonostante qualche incertezza di percorso (a un certo punto siamo anche entrati in una proprietà privata) e alcune correzioni di rotta, alla fine troviamo il sentiero giusto.

Arrivati a Sant’Agata, prendiamo il crinale del Gabbiano e poi giù in discesa fino a  S. Piero a Sieve. Qui facciamo la Sosta pranzo. Siamo un po’ stanchini per affrontare le salite di Monte Senario. Decidiamo di arrivare a Firenze da Pratolino. Quando Affrontiamo il famoso Miglio c’è qualcuno che passa da stanchino ad esausto. Per ricompattarci a Pratolino occorrerà una lunga attesa. Gigi, buon penultimo, per aspettare l’ultimo (il Magni), pensa bene di alleggerirsi e  si toglie il peso dello zaino. Se ne ricorda poi  in piazza Duomo a Firenze. Fasi concitate e ansia di Gigi: alla fine si telefona al bar di Pratolino.  Il Patrono però ha già provveduto e lo zaino è al sicuro presso il bar Zocchi con tutto il suo contenuto, denaro e carte comprese. Sospiro di sollievo di Gigi che, pieno di devozione, intona tre volte il “viva viva…”

A Firenze perdiamo Giacomino. Fortunatamente indossa l’indumento giallo che ci consente di vederlo a distanza e così lo ritroviamo in piazza Stazione.

Grande soddisfazione del gruppo all’arrivo in piazza del Duomo di Firenze, quindi rientro a Prato.Ci salutiamo con l’impegno di trovarsi davanti a Pizza e Fedora (nuovo nome della squadra del Magni) per stabilire quando e come completeremo la parte mancante di questo bellissimo itinerario.            Fine.

……Azz   GIGI…Il furgone? I bagagli?

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